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July 08 Il Grillo Sparlante
Il saggio Dominus critica con meticolisità ed accuratezza un recente intervento di Grillo apparso sul blog Beppegrillo.it. Leggiamo con attenzione: Con questo intervento postato il 3 luglio Beppe Grillo è intervenuto sull’incontro avvenuto tra alcuni membri della Corte e il presidente del consiglio Berlusconi, o il guardasigilli Alfano o chi per lui. Il problema che solleva Grillo è importante,ma come spesso accade al novello Masaniello genovese, da un problema serio di rilevanza giuridico-istituzionale si arriva a una barzelletta; di cattivo gusto per giunta.I suoi sostenitori hanno sempre soprasseduto riguardo le sue discese qualunquiste e volgari, affermando che queste facessero parte del “personaggio” e sostenendo che la validità e la condivisibilità delle sue battaglie ben valessero qualche “frase pesante”. Ebbene, pur condividendo alcune delle istanze che il Grillo porta avanti, io non mi schiero tra questi. Ecco perché ritengo inammissibile che si offenda (a parte l’istituzione) un’intera cultura giuridica. Grillo lascia intendere col suo intervento che essendo la maggioranza della Corte composta da napoletani, ciò determinerebbe una “propensione” al sottobanchismo, all’accordo tacito, alla manomissione istituzionale. Forse Grillo non sa che la più antica università statale al mondo fu fondata a Napoli da l’imperatore Federico II, che volle, egli lo “stupor mundi”, porre in Campania una “scuola” che potesse formare l’eccellenza dell’amministrazione imperiale. Dal 1224 questo è il compito dell’università “Federico II” di Napoli. Pare quindi alquanto “normale” che la maggior parte dei componenti della corte costituzionale siano originari di Napoli e Campania, essendovi qui formata nel tempo una delle più antiche tradizioni giuridiche al mondo.Tuttavia questo a Grillo sfugge, affermando che per “diventare membro della consulta bisogna avere 70 anni,essere laureati in giurisprudenza e essere napoletani”.Per quanto riguarda l’età media dei cosiddetti “giudici delle leggi” inoltre, anche qui il comico padano fa una gaffe,essendo necessario per assolvere un così alto compito una preparazione, un’esperienza e una conoscenza dell’architettura giuridica che si ottiene solo dopo anni e anni di studi .Anche questo gli è sfuggito.Tuttavia egli,quando si chiede “come si diventa giudici della corte costituzionale?” solleva una questione seria, discussa in dottrina, e cioè la sostanziale connessione (e i problemi che essa comporta) che si stabilisce tra il controllato e il controllore quando questi è ,almeno in parte, scelto dal primo.Tenterò di spiegarmi: la Corte Costituzionale ha il compito di verificare la conformità delle leggi al paradigma normativo fondamentale costituito dai 138 articoli della Costituzione, essendo le leggi, in via generale, una attuazione dei principi costituzionali. Si capisce bene l’arduo compito al quale è chiamata la Corte. Per assolvere questo compito, la Costituzione stessa prevede le modalità attraverso le quali si arriva alla nomina( non si “diventa”,come se fosse una carriera, caro Grillo) dei 15 giudici previsti. Dunque, 1/3 di questi sono così nominati dal Presidente della Repubblica, un altro terzo dalle supreme magistrature amministrativa e ordinaria, e un altro terzo dal parlamento attraverso votazione a maggioranza qualificata (2/3). I Padri Costituenti vollero questo procedimento affinché la Corte fosse caratterizzata da un forte equilibrio, un forte bilanciamento tra la componente tecnico-giuridica e quella politico-democratica. Questo comporta tuttavia nella prassi istituzionale il fatto che i 5 nominati dal parlamento potrebbero per così dire essere “sensibili” alle istanze di chi li ha nominati, e cioè il parlamento e la sua maggioranza politica.Ecco quindi la possibile commistione tra controllato e controllore.Tuttavia un altro procedimento di nomina determinerebbe una corte slegata dalla componente politico-democratica, con una consequenziale autoreferenzialità del potere (giudiziario,ricordiamo) della corte, potere che,essendo quello di sindacare la legge, alla sua massima espressione è essenzialmente connotato da caratteri politici, in maniera direi ontologica. Come si vede è un argomento che ha un suo peso, una sua complessità; trattarlo con un intervento che sa di barzelletta, per giunta connotata da toni razzisti, non produce certamente nulla di positivo, se non il risultato di manifestare, ancora una volta, il connotato pseudo-leghista, e comunque volgare e qualunquista del quale è ammantato Grillo. D'altronde la sua campagna elettorale costante a favore di Di Pietro, e cioè a favore di una partito che come ho già accennato in altri interventi è l’altra espressione del leghismo/berlusconismo in Italia, non ha mai, nel sottoscritto, lasciato spazio a dubbi. Ascoltiamo i problemi che Grillo pone, ma soprattutto valutiamo attentamente (QUANDO CI SONO) le sue proposte.Non basta stare “contro Berlusconi” per ergersi a portatori del “giusto”.E soprattutto non è con le volgarità gratuite che si combatte il berlusconismo.Altrimenti si è solo la seconda faccia della stessa medaglia. “Beato il popolo che non ha bisogno di eroi” (Bertolt Brecht) Dominus
July 01 Il Verbo del Re Lucertola Quella che segue è la lista di messaggi che il buon Antonio lascia su facebook ad ogni nuovo evento della locanda. Ringrazio Blackrose per avermi fornito il materiale.
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