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November 28 ...E poi dicono che la Crisi è colpa nostra
Se avete le idee confuse su ciò che blaterano i notiziari, ecco Dominus schiarire la Tenebra: La crisi economica è mondiale e, parole dei maggiori economisti ,”di portata storica”. Ma in Italia farà più male. Proviamo a analizzare le cause (e, per quanto riguarda l’italia, i colpevoli) che hanno determinato il collasso economico che avrà conseguenze devastanti nei prossimi mesi.Prima di tutto chiariamo cosa voglia dire “recessione”. La recessione è la variazione negativa del PIL rispetto a un determinato periodo di tempo (convenzionalmente un anno);Il PIL è il “prodotto interno lordo” cioè il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese. Ora,come è stato possibile che l’insieme delle economie mondiali,chi più chi meno, sia in recessione? Non vi è dubbio che la causa della devastazione economica che porterà anche a una riduzione dei diritti sociali,è ascrivibile alla teoria sulla quale abbiamo poggiato il nostro sistema economico; teoria che,con la caduta del muro di Berlino,si è professata come “l’unica in grado di garantire sviluppo e benessere nel mondo”: Ovviamente mi sto riferendo al capitalismo e alla sua più putrida degenerazione,il liberismo. Il liberismo in pratica nasce con il capitalismo,con la rivoluzione industriale inglese del XIX secolo,sugli studi di Adam Smith. Questa scuola filosofico-economica,sull’idea che “democrazia è libertà economica” (definizione data più tardi da F. Von Hayek) propugnò la assoluta “libertà” di iniziativa economica e di commercio lasciando allo stato il solo compito di garantire e favorire questa “libertà”. Politicamente, il liberismo è la applicazione in ambito economico delle idee liberali. E’ bene ricordare che a causa della crisi del 1929 (dovuta certamente anche ad esso,sappiamo con quali conseguenze) e la diffusione delle idee Keynesiane, il liberismo uscì sconfitto e nonostante il capitalismo continuò ad essere la dottrina economica di riferimento dell’occidente,la sua degenerazione non fu accolta più con lo stesso entusiasmo;si smise di parlare di “regola di mercato” e si iniziò a parlare in tutto il mondo di “regole al mercato”. Il liberismo rinasce a nuova vita più o meno 30 anni fa con la cosiddetta “scuola austriaca”, alleandosi con la teoria monetarista di Friedman, e la crisi sovietica e l’apertura dell’est all’economia dell’ovest costituì terreno fertile per la nuova proliferazione di questo vulnus. L’instabilità politica (badate, politica,non economica) generata dalla caduta del muro,riuscì a diffondere nuovamente l’idea del mercato senza regole che poteva tutto,e questa propaganda,non avendo più un contraltare riuscì a riprendere il possesso delle menti di tutti i maggiori paesi mondiali. In italia la parola liberismo (usata per primo da G.Sartori) non fu utilizzata e si preferì parlare di “deregolation”, parola anglofona(e quindi più appetibile) che in poche parole tendeva alla “deregolamentazione”, appunto, di tutti gli ambiti sociali, in primis l’economia. Cioè alla sottrazione del controllo legislativo rispetto alla “regolazione governativa”. Si propagandò la cosa al grido “il parlamento è lento,non riesce a stare dietro all’economia”(vi ricorda qualcosa?o qualcuno?)e vennero fatti interventi legislativi per creare degli strumenti ad hoc (“regolamenti indipendenti”,legge 400/1988 art 17 comma1° lettera D). Il presidente del consiglio all’epoca era Bettino Craxi, e il suo programma politico era appunto un progressivo svilimento del parlamento e del “potere legislativo”, a tutto vantaggio del “potere esecutivo”,una esautorazione dell”autorità della legge”,il tutto mascherato da fandonie sulla necessità di eliminare lacci e lacciuoli al paese che ne frenavano lo sviluppo e l’arricchimento dei sui cittadini(ricordiamo il “volere è potere”,l”arrivismo”,il “rampantismo socialista” degli anni ’80 immortalato in diversi film italici,”yuppies” ad esempio). Ora, sappiamo che quando la legge viene a mancare,quando l’autorità viene a mancare vige il caos e a rimetterci è sempre il più debole,cioè la povera gente. Negli altri paesi il rigurgito liberista ha avuto il suo percorso,e tutti ne pagheranno lo scotto. Ma in italia farà più male,essendo stato facilitato dalle politiche craxiane, immodificate dall’epoca ad oggi,(anche e sopratutto grazie a “mani pulite”),che hanno generato un paese dove del capitalismo”regolato” non c’è traccia(basti pensare all’assenza di politiche antitrust,presenti nella liberista america),c’è solo da 15 anni un liberismo selvaggio che ha portato all’annullamento della concorrenza e all’assenza di una “vera e autonoma” classe imprenditoriale. A questo aggiungiamo che abbiamo al governo il figlio del craxismo, Berlusconi,nato economicamente proprio in quell’epoca e grazie a quella politica,che difficilmente invertirà il suo credo, condannandoci inevitabilmente a tempi bui, più bui di quanto possiamo immaginare. Mentre nel mondo si parla(per fortuna),oltre agli aiuti statali a questa banca o quell’impresa, anche di aiuti sociali per riattivare i consumi e rimettere in moto l’attività produttiva (Keynes), di “ridare regole” dove stoltamente sono state tolte,qui oltre alla “social card” Tremontiana,che tanto ricorda la “tessera del pane” di quando c’era Lui e miliardi pubblici regalati per tenere su qualche amico,di manovre strutturali non v’è ombra. Questa non è la fine del capitalismo, è solo un tentativo di frenata alle sue(a mio parere inevitabili) degenerazioni. La storia ci dice che a seguito delle crisi economiche nascono guerre, per fare in modo che si possa ricostruire, distruggendo. Qualcuno se n’è accorto e ha pensato che non era il caso,di porre rimedi,e forse il mondo come oggi lo conosciamo farà in tempo a salvarsi (per ora). Ciò non toglie che “l’economia del capitale è guerra”. Tuttavia i cittadini del mondo hanno le loro speranze,vedremo. Noi invece,con questi politici siamo da
15 anni “senza speranza”,viviamo in uno spot.
November 19 Università del Domani![]() Stamane ho partecipato, come di frequente accade, ad un WORKSHOP (laboratorio) autogestito nelle aule di Sociologia. Tutti invitati, pochi i partecipanti. Il tema affrontato è stata la Riforma dell'Univesità e dell'Istruzione. Attenzione, non mi riferisco ai tagli finanziari della Gelmini e di Tremonti, ma ad una proposta studentesca di rinnovamento e risanamento degli Atenei. A differenza di ciò che i media delirano, noi studenti siamo fortemente interessati ad una soppressione delle Baronie e delle dinamiche clientelari, grave forma di degenerazione, per altro, non ristretta al solo mondo universitario; ma è da ingenui (?) credere che tagliando i fondi si ripristini l'etica e la legalità. Vogliamo una Riforma che sia tale, fatta con coscienza e con attenzione, costruita assieme a tutte le parti in causa, e volta a migliorare lo Status Quo, non affossarlo. Non entrerò nei particolari delle due leggi vergogna (133 - 137, starei ancora aspettando un certo intervento :D), quello che mi preme è conoscere il vostro parere in merito ad uno dei punti della suddetta proposta: "Eliminare lo sbarramento imposto dal Numero Chiuso". Ecco i miei pensieri. Da studente di Psicologia ho passato un primo testi d'ammissione che ha scremato più di 3000 persone selezionandone 250, adesso, vicina la specialistica, mi trovo di fronte un'altra selezione, l'accesso all'unico corso specialistico è garantito a sole 120 persone (la metà della triennale...il collo della bottiglia); verosimilmente dovrò trasferirmi chissà dove (l'Aquila) e iscrivermi ad un corso a numero aperto, sempre che ne rimangano. Il punto é: l'attuale sistema università è stato modellato, soprattutto grazie alla riforma Moratti (che tra le altre ha creato il 3+2* e la conseguente duplicazione delle cattedre...) come un corso di avviamento al Lavoro; fin dalle medie i ragazzi sono chiamati a programmare il proprio futuro ed inserirsi in un percorso formativo che li preparerà al lavoro, siamo merce per imprese. Ne consegue che, stando così le cose, è tecnicamente inutile produrre tot numero di laureati se la richiesta lavorativa in quel campo è minore. Da questi presupposti si generano gli assurdi emendamenti che la nostra storia politica ha visto susseguirsi. D'altro canto è pur vero che ci sono corsi di laurea in cui, non essendoci limitazioni, si assiste ad aberranti scene di caos puro, disorganizzazione e disumanizzazione (chiedete agli studenti di Giurisprudenza della Federico II o a quelli dell'Orientale); potremmo, forse, intravedere una funzione regolatrice e, se vogliamo, di salvaguardia. Non posso negare che, ad esempio, i miei professori sono molto disponibili e vicini agli studenti. A questo punto si fa viva in me la personalità "illuminista" che scalpita e urla: il sapere è un diritto irrinunciabile dell'Uomo, è tremenda violenza privarne l'accesso a certi, e, soprattutto, non si può impedire ad un uomo di realizzarsi seguendo i propri sogni alla ricerca della felicità. Qui nasce in me la dissonanza, come mettere d'accordo le due istanze? Così mi domando: perchè migliaia di persone partecipano con ferocia e violenza ai test di ammissione di Medicina? (una per tutte). Possibile che siamo diventati d'un tratto un popolo di sofisti? Tutti questi giovani sono veramente spinti dalla passione per ciò che studieranno? Non si tratta, forse, di un'equazione morbosa secondo cui LAUREA=DENARO? Ed, allo stesso modo, non è anche vero che LAUREA PRESTIGIOSA=PIÙ DENARO? La scelta tra Laurea prestigiosa e lavoro in fabbrica non dovrebbe generare disparità. La diseguaglianza sociale porta alla lotta di classe, o meglio, la lotta PER la classe. Ho compreso che il tempio del sapere è diventata la piazza del mercato, il capitale avvelena tutto, ed oggi, con la proposta di far entrare le fondazioni nelle università, riceviamo il colpo di grazia. Ecco perchè scendiamo per strada... Numero chiuso o aperto? Credo che se panettiere e avvocato guadagnessero lo stesso non avremmo di questi problemi. Piccola digressione...perdonatemi. Sono curioso di conoscere il vostro parere a riguardo. ...E per piacere, non osate darmi del Comunista che io sono ANARCHICO COSì (direbbe Mario Brega). E ora, con permesso, torno alla mia Tenebra. * EDIT: su segnalazione del buon Dominus. La riforma universitaria del 3+2 è stata introdotta dal governo d'Alema con la riforma Zecchino ( D.M. 509/99) entrata in vigore nell'anno accademico 2001/02. La riforma Moratti ( D.M. 270/04) ha confermato e accentuato la scissione dei percorsi e dei titoli. November 03 Lezione di NeurologiaEstasi mistica? Estinzione nel Nirvana? Visione premonitrice? Il Diavolo se l'è chiamato? Niente di tutto ciò, o almeno non ancora. Trattasi di T.I.A. (Attacco Ischemico Transitorio), un disturbo generato dalla temporanea (non dura più di 24h, a volte pochi minuti) occlusione di un vaso encefalico (Ischemia). Il fenomeno è preludio a nuovi e più intensi attacchi cui, considerando la veneranda età, difficilmente si sopravvive. Che abbia vissuto la Tenebra? p.s. Anche se è facile sbagliarsi, mi riferisco ad Andreotti, e non alla Perego. |
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